Pensieri spettinati

Se non c’è niente da ridere vuol dire che non c’è niente di tragico, e se non c’è niente di tragico, che valore vuoi che abbia.
Jul 03
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Velemir Chlebnikov e la città di vetro

“Perdonami, Velemir Chlebnikov, se mi riscaldo al fuoco di redazioni non nostre. Se io pubblico un mio libro e non un tuo. Il clima, maestro, da noi è continentale. Le volpi hanno le loro tane, al detenuto dànno una branda, il coltello pernotta nel fodero, e tu non hai avuto dove piegare il capo. Nell’utopia che tu hai scritto per la rivista “Vzial”, tra le fantasie ce n’è una: ogni uomo in qualsiasi città ha diritto a una stanza. E’ vero, nell’utopia è detto che l’uomo deve avere una stanza di vetro, ma penso che Velemir ne avrebbe accettata anche una normale” (da Zoo o Lettere non d’amore di V. Šklovskij).

“Per via invece di Chlebnikov e della sua influenza sugli architetti costruttivisti, ho scoperto che anche questo argomento, è la solita storia, c’è chi dice che Chlebnikov ha avuto una grande influenza, c’è chi dice che le sue idee architettoniche erano delle utopie passatiste venate di malinconia che dimostrano che lui era malato e coi costruttivisti non c’entrano niente.
Chlebnikov nel millenovecentoquindici scrive che le città del futuro saranno di vetro, come calamai, e condurranno tra loro la lotta per il sole e per un pezzo di cielo, come se appartenessero al mondo vegetale.
Che nelle case così come son fatte, frutto della cupidigia e della stupidità dei proprietari, si fa una vita da carcerati, la casa così com’è fatta estende il suo potere a tutti gli abitanti e li costringe a vivere una vita come se fossero in isolamento, senza colpa alcuna perciò, scrive Chlebnikov, le case del futuro saran dello stato, e ai privati sarà consentito costruire case solo nei dintorni delle città, o in campagna, o nei deserti. E le case del futuro saran piccole, piccole cabine personali di vetro sulle ruote, che si potran spostar dove si vuole, e ci saranno strutture fisse fatte a rete, di cemento, ai bordi dei laghi, vicino alle stazioni, dove si potranno inserire le piccole cabine, per i viaggiatori che vorran fermarsi lì” (da Pancetta di P. Nori).