Pensieri spettinati

Se non c’è niente da ridere vuol dire che non c’è niente di tragico, e se non c’è niente di tragico, che valore vuoi che abbia.
Oct 16
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È questo il difetto delle parole. Stabiliamo che non c’è altro mezzo d’intenderci e di spiegarci, e finiamo con lo scoprire che restiamo a metà della spiegazione e così lontani dal comprenderci che sarebbe stato molto meglio lasciare agli occhi e al gesto il loro peso di silenzio. Forse anche il gesto è un di più. In fin dei conti, non è altro che il disegno di una parola, il muoversi di una frase nello spazio. Ci restano gli occhi e il loro accesso privilegiato alle apparizioni.
— Saramago - Di questo mondo e degli altri
Oct 15
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“Ma chi se lo ruba il futuro nostro? E’ come una Panda dell’86” (via Il prendere impegni lontani nel tempo at Zerocalcare.it) (via addictions e skiribilla)

“Ma chi se lo ruba il futuro nostro? E’ come una Panda dell’86” (via Il prendere impegni lontani nel tempo at Zerocalcare.it) (via addictions e skiribilla)

(via tastiereconsumate)

Oct 13
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Oct 09
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Così continuiamo a vivere la nostra vita, pensai. Segnati da perdite profonde e definitive, derubati delle cose per noi più preziose, trasformati in persone diverse che di sé conservano solo lo strato esterno della pelle; tuttavia, silenziosamente, continuiamo a vivere.
— Murakami Haruki
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quando nel tuo pane non sai cosa mettere
mettici tutto quello che non ti fa dormire
mettici il vento che ti porta altrove
quando nel tuo pane non sai cosa mettere
mettici la vertigine del tuo calvario
mettici lo sguardo del tuo amico più triste
quando nel tuo pane non sai cosa mettere
mettici le tue ali spezzate
mettici il tempo che dedichi alla terra
quando nel tuo pane non sai cosa mettere
mettici il silenzio prima di una carezza
il vuoto prima di un’idea
quando nel tuo pane non sai cosa mettere
mettici le labbra timide di tua madre
mettici le ossa rotte di tuo padre
le ossa rotte di tutti i contadini
quando nel tuo pane non sai cosa mettere
mettici gli occhi di una volpe
mettici il resto della cenere
quando nel tuo pane non sai cosa mettere
mettici la tua schiena nuda
le tue domande inopportune
quando nel tuo pane non sai cosa mettere
non metterci niente e ringrazia il tuo pane.
— Giuseppe Semeraro, grazie a Franco Arminio
Oct 04
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Nessuno che una volta abbia riso veramente di cuore può essere irrimediabilmente cattivo.
— (Thomas Carlyle, Sartor Resartus, 1833/36)
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Un po’ di possibile, sennò soffoco.
Gilles Deleuze
Oct 03
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Alberi

Alberi

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Ci sono parole perfette, che aprono un mondo e lo contengono, inspiegabili se non con complessi giri di parole. Parole contenitori che raccontano l’apatia, l’indolenza, la refrattarietà nate da sconforto e dolore, di quando si sta così male che niente più sembra interessare, e il mondo ha frequenze che semplicemente non interessano più, ché nulla può scalfire la condizione che si sta attraversando. Questa parola è napoletana ed è «appocundria»
— Davide Enia
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Quando non puoi danzare tu,
fai danzare la tua anima.
— M. Delbrel
Sep 29
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Pensò ai venti della vita, perché ci sono venti che accompagnano la vita: lo zefiro soave, il vento caldo della gioventù che poi il maestrale si incarica di rinfrescare, certi libecci, lo scirocco che accascia, il vento gelido di tramontana. Aria, pensò, la vita è fatta d’aria, un soffio e via.
— Antonio Tabucchi
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Il governare produce mutazioni irreversibili, probabilmente ereditarie.
— Giorgio Manganelli, “Improvvisi per macchina da scrivere”.
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Se ci fosse una gomma da cancellare, una gomma
da inchiostro, no da lapis, o se no
una macchina da scrivere, battere xxx,
o, per far meglio, xyxy,
o per far meglio ancora, mnmn,
che si fa poco mn, ma cancella,
porca masola, che non si capisce più niente,
o addirittura, meglio di tutto, ma non ce l’ho,
un computer ci vorrebbe, che basta un tasto,
e sparisce tutto, senza un cancellotto, tutto bianco,
come non fosse successo niente,
perché io nella mia vita gli sbagli che ho fatto.
— Raffaello Baldini, La gomma, Intercity (Einaudi, 2003) (grazie a Peppe Liberti)
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Ho avuto un’infanzia involontariamente musicale. Napoli suonava su strumenti a corda e risuonava cupa, effetto di grotte e cavità del sottosuolo scavato, crivellato.
— Erri De Luca