Pensieri spettinati

Se non c’è niente da ridere vuol dire che non c’è niente di tragico, e se non c’è niente di tragico, che valore vuoi che abbia.
Apr 04
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Mi rimettono tutti i peccati presenti passati e futuri ma è meglio non insistere con tutto questo peccare perché alla fine rompe anche il cazzo.
— Luigi Di Ruscio, “Palmiro”
Mar 25
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Ogni palla che atterra nella vostra parte di campo ma non siete sicuri se è dentro o fuori: datela buona. Ecco come rendervi invulnerabili da chi usa mezzucci. Come non perdere mai la concentrazione. Ecco come ripetersi, quando l’avversario ruba punti, che una volta corre il cane e una volta la lepre. Che la punizione di un gioco poco sportivo è sempre autoinflitta.
Provate a imparare dalle ingiustizie.
— David Foster Wallace
Mar 23
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Come tanti altri americani, cercava di costruirsi una vita che avesse un senso con le cose che trovava nei negozi di souvenir.
— K. Vonnegut
Mar 19
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Mio babbo che mi ha svergognato,
che ha perso tutte le battaglie,
mio padre che era bugiardo,
mio padre che bestemmiava i santi
e poi si metteva in ginocchio
davanti le madonnine,
mio padre che era bello
e si guardava nello specchio,
mio padre che era povero,
che era ambizioso, che cantava,
mio padre che non mi ha insegnato nulla,
mio padre che tutti lo fregavano,
mio padre che non sapeva il latino
e poco anche l’italiano,
che dall’America è tornato
con un penny e tre parole d’inglese,
mio padre che voleva «commendatore»
scritto sopra la busta,
mio padre fra i padri il più sgangherato
ha scritto dentro di me
tutte le mie poesie.
— Nino Pedretti, Al Vousi e altre poesie in dialetto romagnolo
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Se siamo fortunati, non importa se scrittori o lettori, finiremo l’ultimo paio di righe di un racconto e ce ne resteremo seduti un momento o due in silenzio. Idealmente, ci metteremo a riflettere su quello che abbiamo appena scritto o letto; magari il nostro cuore e la nostra mente avranno fatto un piccolo passo in avanti rispetto a dove erano prima. La temperatura del nostro corpo sarà salita, o scesa, di un grado. Poi, dopo aver ripreso a respirare regolarmente, ci ricomporremo, non importa se scrittori o lettori, ci alzeremo e, “creature di sangue caldo e nervi”, come dice un personaggio di Cechov, passeremo alla nostra prossima occupazione: la vita. Sempre la vita.
— Raymond Carver (via fantasticazioni)
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No, non è che ho pensieri positivi, sono sempre distruttivi. Però posso distruggermi se sto bene, se sto male no. Perché sono già distrutto.
— Antonio Rezza
Mar 15
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Ognuno regredisce dove e come può.
— Jean Baudrillard (via Gianfranco Mammi)
Mar 12
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La cosa peggiore che può capitare ad un uomo che trascorre molto tempo da solo, è quella di non avere immaginazione. La vita, già di per sé noiosa e ripetitiva, diventa in mancanza di fantasia uno spettacolo mortale. Prendete questo individuo con il papillon: molte persone nel vederlo si divertirebbero a congetturare sulla sua professione, sul tipo di rapporti che intrattiene con queste donne; io invece, vedo davanti a me solo un uomo frivolo. Io non sono un uomo frivolo, l’unica cosa frivola che possiedo è il mio nome: Titta Di Girolamo.
— da Le conseguenze dell’amore
Mar 11
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A Gesù Cristo appeso preferisco un uomo con i piedi per terra.
— Alda Merini
Mar 07
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Volete proprio essere odiati da Leone Tolstoj? Eh?

Volete proprio essere odiati da Leone Tolstoj? Eh?

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Si è così profondi, ormai, che non si vede più niente. A forza di andare in profondità, si è sprofondati. Soltanto l’intelligenza, l’intelligenza che è anche «leggerezza», che sa essere «leggera», può sperare di risalire alla superficialità, alla banalità.
— Leonardo Sciascia, “Nero su nero”
Mar 06
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Senza la memoria e le storie, chi siamo? Senza le storie, che ci raccontano le nostre identità, gli idiomi dei nostri padri, i loro credi e i loro sogni, non siamo niente, non possediamo nulla, neppure noi stessi.
— Leslie Marmon Silko
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[…] la gente che odia solitamente scrive su carta a righe; quei fogli di quaderno con le righe blu su fondo chiaro… e usano inchiostro pesante, nero, che ricorda il sangue, e calcano molto e sono molto sgrammaticati e il treno dei loro pensieri deraglia, si ferma e poi riprende, hai presente, saltano dei passaggi, saltano di palo in frasca, segui a malapena quello che stanno dicendo, ma senti l’odio cupo e pesante che emanano. E di colpo ti insultano. Non lo fanno molto bene, lo fanno così male da nauseare.
— C. Bukowski
Mar 05
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La sedia

Oggi il cielo è grigio, rende grigia la spiaggia, grigia la sedia ora vuota, la sedia dove eri seduto fino a qualche minuto fa.
Ora sei in piedi, ti senti una cosa sola con la terra, ti specchi nell’acqua, una parte di te è pronta ad andare.
Lei veniva ogni mattina, ogni mattina comprava il pesce che avevi appena pescato, ogni mattina con la stessa malinconia a segnarle i lineamenti del viso. Tu provavi sempre a farla sorridere, qualche volta ci eri anche riuscito, ma molto più spesso era andata via con la stessa malinconia con cui era arrivata, solo con una busta in più stretta tra le mani.
E ti lasciava lì a pensare, a chiederti il motivo di quella malinconia, a chiederti con chi avrebbe mangiato, per chi avrebbe cucinato, quel giorno.
Era venuta ogni mattina per due mesi. Poi era scomparsa.
E solo in quel momento, solo quando ti eri accorto di quella scomparsa, avevi iniziato a sentire la sua mancanza.
Eri rimasto seduto lì ad aspettare, ogni giorno, sentendo crescere quella mancanza, sorpreso quando la cercavi negli occhi di altre donne, sorpreso di te stesso, sorpreso nel sentire sul tuo viso la stessa malinconia che accompagnava lei, ogni giorno.
Ora la sedia è vuota, tu sei in piedi, ti senti una cosa sola con la terra, ti specchi nell’acqua, una parte di te è pronta ad andare. A cercarla.